Menù

L’Olimpiade invisibile: i rischi biomeccanici dei professionisti dietro le quinte di Milano-Cortina 2026.

Riassunto

Dietro ogni gara olimpica c’è un esercito invisibile di professionisti: tecnici delle piste, cameraman, allenatori, personale logistico. Queste persone perano per settimane in condizioni di stress fisico estremo. Freddo, carichi asimmetrici, posture forzate e movimenti ripetitivi trasformano il loro lavoro in una vera e propria sfida biomeccanica. In questo articolo analizziamo i rischi muscolo-scheletrici di queste categorie e il ruolo che la prevenzione e le ortesi possono svolgere per tenerli in salute.

Mentre il mondo ammira le competizioni delle Olimpiadi invernali di Milano-Cortina 2026, l’attenzione mediatica si concentra giustamente sugli atleti. C’è però un’altra categoria , gli “atleti del lavoro”, che opera in condizioni di stress fisico estremo: parliamo dei tecnici delle piste, dei cameraman, degli allenatori e del personale logistico. Professionisti che, per intere settimane, affrontano turni prolungati in ambiente ipobarico e freddo, dove il rischio di infortuni muscolo-scheletrici aumenta esponenzialmente.

La fisiologia del freddo: perché il corpo “si rompe” sotto zero.

Lavorare in montagna e al freddo non è solo una questione di abbigliamento tecnico. Secondo studi pubblicati sul Journal of Applied Physiology, l’esposizione a temperature intorno ai 10°C (già ben sopra le medie olimpiche) provoca una riduzione del 15% della capacità di contrazione dei muscoli.

Il freddo innesca una serie di reazioni fisiologiche critiche:
– aumento della latenza neuromuscolare: il tempo che passa tra lo stimolo nervoso e la risposta del muscolo si allunga. Questo significa che, su un terreno scivoloso o irregolare, la capacità di correggere la postura istantaneamente è compromessa;
– viscosità del liquido sinoviale: il “lubrificante” delle nostre articolazioni diventa più denso, rendendo i movimenti meno fluidi e aumentando l’attrito interno tra le cartilagini;
– riduzione dell’elasticità tendinea: i tendini, che sono composti da collagene, diventano più rigidi. Un movimento brusco in queste condizioni è come tendere un elastico gelato: il rischio di micro-lesioni o rotture è altissimo.

Uomo con tuta da sci rossa e casco appoggiato su un cumulo di neve in alta montagna, con piste da sci sullo sfondo, a rappresentare le condizioni di lavoro dei tecnici olimpici
Tre operai con gilet arancioni ad alta visibilità spalano neve in strada durante l’inverno, illustrando i rischi posturali e biomeccanici del lavoro fisico al freddo

Il caso dei cameraman: un’epidemia di disturbi posturali.

Se pensiamo che un cameraman olimpico trasporta attrezzature che pesano mediamente tra i 12 e i 20 kg, spesso in posizione asimmetrica sulla spalla, capiamo perché questa categoria è tra le più colpite. Dati recenti pubblicati sull’International Journal of Health Sciences and Research indicano che l’86% degli operatori video soffre di disturbi muscolo-scheletrici (DMS).

In particolare:
– il 70% riporta dolori cronici alla zona lombare (lombalgia);
– il 57% soffre di patologie alla spalla, come la sindrome da conflitto della cuffia dei rotatori;
– il 30% accusa cervicalgie tensive dovute alla postura forzata per seguire l’azione attraverso il mirino.

Shaper e tecnici: la sfida del sovraccarico ripetitivo.

Ch svolge un ruolo tecnico nella preparazione dei salti dello snowboard o dei tracciati di discesa libera e slalom compie migliaia di movimenti ripetitivi di spinta e torsione. In Italia, i dati INAIL confermano che oltre il 70% delle denunce di malattia professionale riguarda proprio le patologie osteo-articolari legate al sovraccarico biomeccanico.

Il “tecnico della neve” lavora spesso in pendenza, sollecitando in modo asimmetrico il comparto mediale del ginocchio (LCM) e la caviglia. Camminare per ore su neve ghiacciata impone una tensione costante al tendine d’Achille e alla fascia plantare, una situazione che porta
frequentemente a infiammazioni difficili da smaltire durante l’evento.

Allenatori e commentatori: il rischio della staticità.

Paradossalmente, anche la mancanza di movimento è un rischio. L’allenatore che osserva il passaggio degli atleti o il commentatore in postazione esterna restano per molto tempo al freddo in posizione statica. La vasocostrizione periferica riduce l’afflusso di sangue ai muscoli del collo e della schiena, creando contratture “da difesa”. Una volta terminata la sessione, il ritorno brusco al movimento può causare stiramenti
o colpi della strega.

Uomo anziano in camicia si tiene il polso dolorante mostrando rigidità delle dita

La soluzione Tenortho: protezione e supporto attivo.

In uno scenario come quello che abbiamo descritto, la prevenzione non può limitarsi al solo riposo. La preparazione, un adeguato abbigliamento e, quando richiesto, l’utilizzo di ortesi compressive e supporti articolari mirati diventa fondamentale per:
– mantenere il calore localizzato: stabilizzare la temperatura del tessuto riduce la viscosità del liquido sinoviale;
– supportare la propriocezione: le ortesi aiutano il sistema nervoso a percepire meglio la posizione dell’articolazione, compensando il rallentamento dei riflessi dovuto al freddo;
– scaricare i pesi: tutori per il ginocchio o fasce lombari possono ridistribuire le forze di carico durante il trasporto di pesi o l’uso di attrezzature pesanti.

Milano-Cortina 2026 sarà un grande successo anche grazie a questi professionisti.  Dietro ogni medaglia, c’è una struttura invisibile che merita di restare in salute.

(Articolo a cura della redazione di Tenortho, con la supervisione del dott. Daniele Mazzoleni, medico chirurgo specializzato in Medicina Fisica e Riabilitativa.)

Lascia un commento