La distorsione del polso

La distorsione del polso

Le mani ci permettono di fare centinaia di azioni quotidianamente e sono quindi facilmente soggette a infortuni, più o meno gravi. La distorsione del polso, infatti, è una patologia ad alta incidenza che si può presentare una molteplicità di cause e trattamenti.

La causa più comune è che cadere a terra e appoggiarsi sopra una mano: quando facciamo pressione sulla mano per attutire la caduta i legamenti si stirano più del normale, in maniera forzata. Nella maggior parte dei casi ciò riguarda il legamento scafolunare, che collega l’osso scafoide, sotto il cuscinetto del palmo della mano, con il semilunare.

La distorsione può verificarsi anche a causa di uno sforzo eccessivo compiuto da questa articolazione. È il caso tipico degli sportivi che compiono movimenti ripetitivi con questa parte del corpo, come i giocatori di tennis.

In generale, una distorsione del polso si verifica quando un legamento si stira eccessivamente, ovvero subisce una torsione o distensione dei legamenti dell’articolazione. A volte può essere accompagnata dalla rottura di uno o più legamenti o delle fibre muscolari della regione.

La gravità varia molto in base al livello di stiramento o lacerazione dei tessuti, ma in generale i sintomi sono dolore e impossibilità di realizzazione dei movimenti con normalità. In particolare, i gradi sono:

  • 1° grado: è la lesione più lieve, nella quale qualcuno dei legamenti si è stirato molto senza arrivare a rompersi. Può coinvolgere più legamenti allo stesso tempo.
  • 2° grado: il danno prodotto è moderato. I legamenti sono parzialmente rotti. Quasi il 50% delle loro fibre sono rotte.
  • 3° grado: in questo caso, i legamenti sono completamente rotti. È il grado più serio e il trattamento è generalmente più complesso.

In una distorsione di 2° grado, in particolare, data l’instabilità articolare e la debolezza è necessario usare una stecca o un tutore ortopedico che offrano maggior sostegno. In questo caso i dispositivi riducono il movimento e offrono un importante supporto alle azioni. Il medico si preoccuperà di indicare il tutore più adatto, che dovrà immobilizzare la zona per una o due settimane. In seguito a ciò si passa alla fase di riabilitazione con esercizi per il recupero della forza e della mobilità.

 

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